cosa significa davvero soffrire di ADHD?
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Deficit di attenzione: come capire se si soffre di ADHD? - 5 min read

Ti sei mai ritrovata a perdere il doppio del tempo per portare a termine dei compiti normalissimi solo perché la tua mente all’improvviso ti abbandonava? Sto parlando di avere una soglia di concentrazione talmente bassa da non riuscire a completare una minima azione o servizio: una vera e propria tendenza alla distrazione. 

Probabilmente, ritrovandosi nella descrizione, la maggior parte di voi si sentirà chiamata in causa e risponderà in maniera affermativa alla mia domanda. In realtà di distrarmi capita anche a me (spesso e volentieri). Quello a cui mi riferisco, invece, è essere vittima di un vero e proprio disturbo da deficit dell’attenzione, quello che pregiudica la riuscita in qualsiasi cosa, con annesse iperattività e impulsività.

Va da sé che un’attitudine del genere comprometta la vita di chiunque ne soffre, non riuscendo ad avere mai il pieno controllo del proprio vivere e agire. Vediamo più nel particolare in cosa consiste l’ADHD,  come riconoscere questo disturbo e come gestirlo.

ADHD cosa significa?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è una condizione neuropsichiatrica caratterizzata da sintomi persistenti di disattenzione, iperattività e impulsività. Questi sintomi possono interferire significativamente con la vita quotidiana, le performance scolastiche e lavorative. La parte più limitante si presenta quando questo deficit pregiudica anche le relazioni interpersonali. L’ADHD è spesso diagnosticato durante l’infanzia, ma può persistere nell’età adulta.

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Cosa vuol dire la sigla ADHD?

Nello specifico, la sigla ADHD sta per “Attention Deficit Hyperactivity Disorder”, che in italiano si traduce come Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Questo disturbo può manifestarsi con diverse combinazioni di sintomi di disattenzione e iperattività-impulsività, e la sua gravità può variare da persona a persona.

In pratica significa ripetere le cose più volte e farle male perché la mente non è riuscita a concentrarsi in un’unica volta. 

Come riconoscere un deficit di attenzione?

Come dicevo, i sintomi da ADHD sono molto simili a dei normali episodi di confusione e distrazione. La diagnosi di ADHD dovrebbe essere considerata quando i sintomi di disattenzione, iperattività e impulsività persistono per almeno 6 mesi e sono presenti in 2 o più contesti (ad esempio, a scuola, a casa, sul lavoro). È importante che i sintomi siano presenti prima dei 12 anni, anche se possono diventare più evidenti solo durante l’adolescenza o l’età adulta.

La diagnosi deve essere effettuata da un professionista della salute mentale attraverso una valutazione completa, che include la raccolta di informazioni da diverse fonti, come genitori, insegnanti e altre persone significative nella vita dell’individuo.

A cosa è dovuto il disturbo dell’attenzione?

L’ADHD è una condizione complessa e le cause esatte non sono completamente comprese. Tuttavia, si ritiene che una combinazione di fattori genetici, biologici e ambientali contribuisca al suo sviluppo. Studi hanno evidenziato che l’ADHD tende a essere familiare, suggerendo una componente ereditaria significativa.

Anche anomalie nella struttura e nella funzione cerebrale, in particolare nelle aree coinvolte nell’attenzione e nel controllo dell’impulsività, possono giocare un ruolo. Inoltre, fattori ambientali come l’esposizione a tossine durante la gravidanza, nascite premature e basso peso alla nascita possono aumentare il rischio di sviluppare ADHD.

Quali sono i sintomi e come faccio a sapere se ne soffro? 

I sintomi dell’ADHD possono variare, ma generalmente includono:

  • Disattenzione: difficoltà a mantenere l’attenzione su mansioni o attività, tendenza a distrarsi facilmente, dimenticanza nelle attività quotidiane, difficoltà a seguire istruzioni e completare compiti;
  • Iperattività: irrequietezza, difficoltà a rimanere seduti, eccessiva loquacità, incapacità di giocare o svolgere attività tranquille;
  • Impulsività: agire senza riflettere sulle conseguenze, interruzione frequente degli altri, difficoltà a rispettare il turno, decisioni avventate.

Ad ogni modo, la sindrome ADHD, come abbiamo visto, non è possibile ovviamente auto-diagnosticarla. La diagnosi si basa su criteri specifici che considerano la durata, l’intensità e l’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana, tutte cose che può valutare approfonditamente solo un professionista.

Quante tipologie di ADHD esistono?

Esistono tre tipi principali di ADHD:

  1. ADHD prevalentemente disattento: qui predominano i sintomi di disattenzione. Questa forma è spesso più difficile da riconoscere perché la mancanza di iperattività può mascherare i sintomi;
  2. ADHD prevalentemente iperattivo-impulsivo: in questo caso predominano i sintomi di iperattività e impulsività. Questo tipo è più evidente e di solito permette di identificarlo prima;
  3. ADHD combinato: questo presenta una combinazione di sintomi di disattenzione, iperattività e impulsività ed è la forma più comune.

Come si cura il deficit di attenzione/iperattività?

Il trattamento di questo tipo di disturbo attentivo è individualizzato e può includere una combinazione di interventi e approcci multi-modali. Ecco alcune opzioni comuni per gestire un ADHD:

  • Interventi comportamentali: tecniche per migliorare l’organizzazione, la gestione del tempo, le abilità sociali e le capacità di problem-solving. Può essere utile stabilire routine quotidiane e utilizzare strumenti come agende e promemoria;
  • Terapia psicologica: una consulenza può essere utile per affrontare le difficoltà emotive e sociali tipiche di questa patologia, come l’ansia e la bassa autostima. Attraverso la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), inoltre, la psicologia può essere d’aiuto a identificare e modificare i modelli di pensiero negativi e a sviluppare strategie per affrontare i sintomi;
  • Supporto educativo e sul lavoro: include modifiche e adattamenti scolastici e lavorativi, come tempo extra per i compiti e un ambiente di apprendimento strutturato apposito, necessario per aiutare gli studenti con disturbi dell’attenzione;
  • Farmaci: in extremis, per aiutare a gestire i sintomi, si valuta l’assunzione farmacologica di stimolanti come il metilfenidato e l’anfetamina (utili a migliorare la concentrazione e ridurre l’impulsività), e non stimolanti, come l’atomoxetina – altrettanto efficace. Tutto questo va inteso previa prescrizione medica poiché è importante monitorare regolarmente l’efficacia e gli effetti collaterali dei farmaci con il medico;
  • Stile di vita sano: una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e un adeguato riposo sono fondamentali per la gestione dei sintomi dell’ADHD. Tecniche di rilassamento come la meditazione e il mindfulness possono anche essere utili.

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