Zara sotto accusa in UK: stop alle immagini di modelle troppo magre
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Zara sotto accusa in UK: stop alle immagini di modelle troppo magre - 3 min read

Quante volte apriamo Instagram, Pinterest o un sito di moda solo per “distrarci cinque minuti” – e invece, senza accorgercene, finiamo per sentirci sbagliate? Sbagliate nei nostri corpi, nei nostri confronti, nella nostra normalità. Qualche giorno fa, leggendo della decisione della Advertising Standards Authority (ASA) britannica contro Zara, è come se qualcosa avesse fatto clic. Due immagini della campagna pubblicitaria sono state giudicate “socialmente irresponsabili” per via della magrezza visibile delle modelle. Zara ha ritirato le foto, accettato la sentenza e promesso maggior rigore in futuro.

Ma la domanda è: perché c’è ancora bisogno di un’autorità per ricordarci che certe immagini non sono innocue? Siamo immerse in un’estetica che educa, condiziona, scolpisce l’autopercezione. E forse, il punto oggi non è solo Zara. Ma ciò che noi, generazione multitasking e sempre sotto pressione, siamo ormai abituate ad accettare come “normale”.

ASA blocca le immagini Zara: “modelle troppo magre”

L’Autorità britannica ha vietato due immagini pubblicate da Zara sul sito UK: in una modelle indossava una camicia oversized con scollatura bassa, evidenziando clavicole sporgenti; nell’altra un abito corto e ampio, con ombre che accentuavano le gambe sottili e il volto emaciato. L’ASA ha stabilito che lo styling, la posa e il gioco di luci rendevano le modelle apparentemente “unhealthily thin”, definendo le immagini “irresponsabili” e vietandone ogni ulteriore diffusione

Cosa ha detto Zara e come ha reagito?

Zara ha subito ritirato le immagini contestate, dichiarando che entrambe le modelle erano in buona salute e munite di certificazione medica, come previsto dalle linee-guida britanniche “Fashioning a Healthy Future”. Ha inoltre precisato che le foto non erano state manipolate digitalmente, se non per minimi ritocchi di luce o colore. Infine, ha confermato l’adozione di controlli più severi per garantire un’immagine più responsabile nelle nuove campagne.

Un trend inquietante in ripresa

Non è un caso isolato: nei mesi scorsi anche Marks & Spencer e Next hanno ricevuto simili ammonimenti dall’ASA, con adverts ritirati perché ritratto modelle troppo magre – unhealthily thin – in pose e styling differenziati ma altrettanto provocanti. Si ipotizza che l’uso di farmaci dimagranti diffusi, insieme al ritorno di estetiche “heroin chic”, abbia ricreato terreno fertile per leggere la magrezza come ideale estetico, negando i progressi della body positivity.

Perché questa notizia riguarda anche noi?

Non è solo questione di moda: è questione di messaggi che modellano l’idea di corpo “desiderabile”. Viviamo in un’epoca dove ogni scroll può diventare confrontativo: modelli irraggiungibili, corpi distorti, pressioni incessanti. Quando una grande realtà come Zara viene sanzionata, diventa un monito: il potere delle immagini è gigantesco. E ricordiamocene, anche quando scegliamo cosa guardare, cosa mettere, come appariamo ai nostri occhi – e agli occhi degli altri.

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Zara ha risposto, l’ASA ha sentenziato, ma la vera domanda siamo noi: quando scrolliamo senza filtri, quando ci specchiamo in influenze irrealistiche, che messaggio stiamo lasciando entrare nella nostra mente? Il divieto potrebbe sembrare lontano, ma il cambiamento parte da scelte quotidiane: scegliere di guardare immagini che ci rispettano, scegliere modelli più reali, scegliere di vedere bellezza in verità e non in perfezione fotografica.

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Perché se vogliamo vivere leggere in corpi veri, senza sensi di colpa, bisogna cominciare a pretendere che la pubblicità non ci derubi gocce di autostima. E tu, sei pronta a scegliere la tua versione reale?

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