Fast Fashion: tutte le nuove regole francesi contro Shein
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Fast Fashion: tutte le nuove regole francesi contro Shein - 4 min read

Amiche mie, ricordate quando vi abbiamo raccontato della Francia e del suo piano per frenare il fast fashion? Parlavamo di tasse ambientali sui capi low cost, con l’obiettivo di frenare la valanga di vestiti a basso prezzo che ogni giorno arrivano da piattaforme come Shein e Temu. Ebbene, oggi torniamo sull’argomento perché il governo francese ha rilanciato la sfida con misure ancora più incisive.

Sì, perché se pensavate che la tassa fosse l’unica arma in gioco, sappiate che la Francia ha intenzione di colpire il fast fashion (e in particolare l’ultra-fast fashion) su più fronti: dalla pubblicità agli influencer, dai pacchi extra-UE all’ecoscore per la moda. E ovviamente, non potevamo non aggiornarvi: chi ama la moda etica e pulita, merita di sapere tutto.

⛔️ Divieto di pubblicità per il fast fashion: bye bye promozioni sfrenate

Partiamo dal punto più spinoso (e interessante): il divieto di pubblicità per i colossi del fast fashion.
La legge francese ha previsto di vietare ogni tipo di promozione a quei brand che rientrano nei criteri di ultra-fast fashion: aziende che sfornano migliaia di modelli nuovi al giorno, che producono con ritmi insostenibili e che vendono a prezzi ridicoli (Shein, per intenderci).

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Niente più spot, cartelloni, banner online, e soprattutto… niente più influencer che sponsorizzano haul infiniti di vestiti da 3 euro. Perché diciamolo: se il fast fashion è esploso, lo deve anche al megafono social che ha normalizzato comprare 30 capi a settimana, senza pensare all’impatto.

E qui arriva la novità glamour ma severa: se un influencer promuove questi marchi, rischia multe fino a 20.000 euro. Le piattaforme o aziende che diffondono pubblicità vietate? Possono arrivare a 100.000 euro di sanzione. Insomma, la Francia vuole rendere socialmente e finanziariamente sconveniente promuovere la moda usa-e-getta.

✅ L’ecoscore per la moda: finalmente sapremo quanto inquina un vestito

Ma non finisce qui. Se esiste un nutriscore che ci aiuta a capire la qualità di ciò che mangiamo, la Francia ha deciso di introdurre anche un ecoscore per la moda. Un’etichetta chiara, che valuterà ogni capo in base a criteri ambientali: materiali utilizzati, impronta di CO₂, durata prevista, possibilità di riciclo, ecc. Per intenderci, un vero e proprio passaporto digitale.

Con questo ecoscore, i consumatori potranno finalmente capire quanto inquina quel vestito tanto carino ma ultra low-cost. Un passo importante verso la trasparenza, perché diciamolo: finché non sappiamo l’impatto reale di un capo, sarà difficile scegliere con vera consapevolezza.

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L’ecoscore sarà anche la base per applicare il malus ambientale di cui vi abbiamo parlato: più il capo è “sporco” (ambientalmente parlando), più pagherà una tassa. E questo renderà meno vantaggioso, per i brand, continuare a produrre senza criterio.

💰Un malus che crescerà ogni anno (fino al 2030)

Altra novità? Il malus ambientale sui capi non sarà fisso, ma aumenterà di anno in anno. Si parte da 5 euro per capo nel 2025, fino a salire a 10 euro nel 2030. Un rincaro pensato per scoraggiare la sovrapproduzione e orientare il mercato verso la qualità e la durabilità.

E per evitare rincari eccessivi sui capi ultra cheap, la legge ha fissato un tetto massimo: il malus non potrà superare il 50% del prezzo di vendita pre-tasse. Così nessuno potrà ritrovarsi a pagare più di quanto il capo stesso valga.

📦 Pacchi extra-UE: la Francia dice stop ai vantaggi per Shein

E poi c’è la tanto discussa “tassa Shein”, ovvero la tassa che la Francia ha deciso di applicare su ogni pacco proveniente da fuori UE, come quelli che arrivano da Shein, Temu, o AliExpress.

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Il meccanismo prevede un costo aggiuntivo di 2 a 4 euro per pacco, più l’eliminazione di qualsiasi esenzione IVA per i pacchi di basso valore. In altre parole: tutti i pacchetti provenienti da fuori Europa saranno tassati dal primo euro.

Se oggi ordinare su Shein sembra un affare, dal 2026 (anno di entrata in vigore di questa tassa) il prezzo finale non sarà più così competitivo. Tra IVA, dazio doganale, tassa di gestione e malus ambientale, comprare 10 capi da pochi euro ciascuno non sarà più conveniente come prima.

Fast fashion: arriva la definizione legale (finalmente!)

Una delle novità più interessanti di questa legge – e di cui si parla ancora troppo poco – è che per la prima volta viene data una definizione legale di fast fashion e ultra-fast fashion. Eh sì, perché finora tutti ne parlavamo, ma senza un vero riconoscimento normativo.

La legge francese stabilisce che si può parlare di ultra-fast fashion quando un’azienda:

  • produce e rinnova le sue collezioni a ritmi vertiginosi, spesso settimanali o addirittura giornalieri;
  • propone un catalogo immenso, con migliaia di nuovi modelli ogni giorno;
  • commercializza capi a prezzi ultra-bassi, favorendo un consumo compulsivo;
  • e, soprattutto, propone abiti di scarsa qualità e difficile riparabilità, che invogliano a buttarli dopo pochi utilizzi.

Non solo: la legge impone a questi marchi di informare i consumatori in modo trasparente sull’impatto ambientale dei loro prodotti.
Come? Attraverso etichette e messaggi informativi obbligatori, da mostrare sui siti, sulle app e persino nei punti vendita, per incoraggiare:

  • il riuso dei capi;
  • la riparazione;
  • e una maggiore sobrietà nei consumi.

Insomma, finalmente un piccolo disclaimer come succede già per il fumo o gli alimenti, ma questa volta dedicato alla moda. Un invito chiaro: prima di cliccare “compra ora”, chiediamoci se ci serve davvero e se esiste un modo per far durare di più ciò che abbiamo già.

La Francia fa scuola e l’Europa osserva 🔎

Con questa legge, la Francia si propone come pioniere nel regolare il fenomeno del fast fashion e, in particolare, dell’ultra-fast fashion digitale. Un mix di divieti, penalità e trasparenza che vuole ridefinire le regole del gioco.

E mentre in Italia e nel resto d’Europa si osservano i primi effetti di queste misure, il messaggio è chiaro: la moda del futuro dovrà essere etica, pulita e trasparente. E come sempre, sarà anche una questione di stile scegliere da che parte stare.

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Noi di Fashionthype continueremo a raccontarvi cosa succede nel mondo della moda (e non solo), per non farci trovare impreparate. Anche perché, lo sappiamo: la vera tendenza che non passa mai è quella della moda consapevole.

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