Ukeireru: il segreto giapponese per essere felice davvero
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Ukeireru: il segreto giapponese per essere felice davvero - 4 min read

Vi è mai capitato di domandarvi: come posso essere felice nella vita? Perché per quanto sembri una domanda semplice, le risposte spesso non arrivano mai. Al massimo, troviamo palliativi, to-do list infinite, gratificazioni istantanee e frasi motivazionali da agenda. Ma il punto resta: come si fa ad essere felici davvero? Come si fa a vivere felici, quando ogni giorno la testa pesa, i pensieri urlano e la stanchezza non molla mai la presa?

Per noi, donne iper-sensibili e iper-performanti, che ogni giorno ci barcameniamo tra lavoro, relazioni, autocritica e sogni da realizzare, il concetto dell’essere felice può sembrare lontano. Intangibile. Eppure, forse, la chiave non è fare di più, ma togliere. E imparare qualcosa da chi, come i giapponesi, ha trasformato l’accettazione in una filosofia di vita: l’Ukeireru.

Cos’è l’Ukeireru e perché può insegnarci ad essere felici?

Ukeireru è una parola giapponese che significa accettare. Ma non nel senso occidentale del termine. Non è rassegnazione, non è subire. È un accogliere gentile, profondo, consapevole. Scott Haas, psicologo clinico americano, l’ha scoperto vivendo a lungo in Giappone e ne ha fatto il cuore del suo libro “Why Be Happy”. Secondo lui, l’Ukeireru è uno stile di vita che insegna ad accogliere se stessi, gli altri e la realtà così com’è. Ed è da qui che si parte per imparare come essere felice nella vita. LEGGI ANCHE – Ikigai: metodo giapponese per trovare la propria ragione di vita

Cos'è l'Ukeireru e perché può insegnarci ad essere felici?
Foto di Jasmin Chew – Unsplash

In una cultura come la nostra, dove tutto sembra sempre da ottimizzare e controllare, essere felici si trasforma spesso in una performance. Ma cosa succede se la felicità non è un obiettivo da raggiungere, ma un momento da riconoscere? Se non serve aggiungere, ma semplicemente osservare, respirare, accettare?

Ukeireru è la risposta alla domanda: cosa fare per essere felici nella vita?

Come si pratica l’Ukeireru (nella vita reale)?

Praticare l’Ukeireru non richiede rituali. Richiede presenza.

Può iniziare al mattino, con un pensiero gentile per sé stesse. Può nascere mentre osservi un momento difficile senza giudicarti. Può avvenire mentre rinunci al controllo e scegli di respirare.

Ecco come tornare a essere felici può diventare realtà:

  • Accetta i tuoi stati d’animo, anche quelli che non capisci.
  • Smetti di forzare la serenità: la felicità arriva nei momenti in cui ci lasciamo essere.
  • Pratica la mindfulness: ascolta il presente.
  • Abbandona ciò che ti consuma (abitudini, relazioni, pensieri tossici).
  • Sii gentile con te stessa: per essere felici, bisogna prima sentirsi al sicuro.

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Essere felice non significa essere sempre felice

Ecco il grande inganno dell’occidente: pensare che essere felice significhi esserlo sempre. Ma non è così.

Essere felice non significa essere sempre felice
Foto di Monstera Production – Pexels

La pratica dell’Ukeireru ci mostra che si può essere felici anche quando non tutto va bene. Che la felicità è fatta di attimi consapevoli, non di perfezione.

È una disponibilità alla vita, piuttosto che un controllo su di essa. Significa imparare a convivere con l’imperfezione e a trovare sollievo anche nella vulnerabilità. LEGGI ANCHE – Kintsugi giapponese: la filosofia che dà valore alle tue cicatrici

Perché cercare di essere felici sempre e comunque può diventare, paradossalmente, fonte di frustrazione. Invece, riconoscere che le emozioni spiacevoli fanno parte della vita ci restituisce potere. Ci permette di vivere in modo più pieno, autentico, presente. Accettare che la felicità sia fatta di sfumature e che non esista senza il suo contrario è forse il primo passo per sentirsi davvero in pace. E, finalmente, felici.

La filosofia giapponese ci insegna (ancora una volta) come tornare a noi

Così come accade con il Wabi-Sabi, lo Shoganai e il Kintsugi, il Giappone ci insegna un’altra via: quella della bellezza nella fragilità, nella non-perfezione, nell’essere umani

Forse la felicità non è uno stato da inseguire, ma una pratica da coltivare. Un modo di essere presenti, essere veri, essere grati. Un giorno dopo l’altro.

E in questo senso, la cultura giapponese è una vera e propria ricchezza per l’anima. In un mondo occidentale spesso iperstimolato, cinico, ipercontrollante e in costante affanno, lo spirito giapponese ci regala concetti nuovi, profondi, rivoluzionari. Ci invita a rallentare, a guardare dentro, ad abbandonare la corsa verso la perfezione e a tornare al presente. Alla realtà. A noi. L’Ukeireru non è solo una parola: è una lente diversa con cui leggere il mondo e la vita. E forse, proprio in questo scarto di visione, sta la vera felicità.

La filosofia giapponese ci insegna (ancora una volta) come tornare a noi
Foto di Sora Sagano – Unsplash

Quindi, tornando a noi, la domanda Come posso essere felice? comincia da qui: accetta semplicemente di non saperlo ogni giorno. Accetta che la risposta possa cambiare. Accetta te stessa, così come sei oggi. LEGGI ANCHE – Teoria del toast bruciato: come imparare a pensare positivo

Ukeireru è l’arte di dire: mi va bene anche così. Non per mancanza di ambizione, ma per abbondanza di amore. Di fiducia. Di consapevolezza.

Perché la felicità non si conquista. Si riconosce.

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