Amori non ricambiati: e se smettessimo di rincorrere chi scappa?
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Amori non ricambiati: e se smettessimo di rincorrere chi scappa? - 5 min read

D’accordo, a volte anche i migliori prendono delle decisioni affrettate, delle decisioni sbagliate, decisioni che già sappiamo rimpiangeremo d’aver preso in quello stesso momento, in quello stesso istante e, specialmente, la mattina seguente. Voglio dire, non proprio rimpiangere, perché almeno, sì, insomma, ci si è messi in gioco. Ma in ogni modo qualcosa dentro di noi decide di fare una follia, una cosa che sappiamo già ci si rivolterà contro mordendoci il culo. Ma, nonostante ciò, la facciamo ugualmente.

George O’Malley – Grey’s Anatomy

Siamo alla seconda stagione di Grey’s Anatomy, precisamente all’episodio in cui George va a letto con Meredith e lei, subito dopo, scoppia a piangere. E io? Io sono qui, per la centesima volta, a riguardare quell’episodio, con un misto di empatia e nostalgia tossica. Perché ogni volta che rivedo quella scena, mi ricordo che ci siamo passate tutte. A volte siamo state George, innamorate fino allo sfinimento di qualcuno che non ci vede proprio. Altre volte siamo state Meredith: confuse, devastate, a tratti incapaci di ricambiare qualcosa che dovrebbe farci bene. Ma non ci riesce.

E allora eccoci qui: a parlare di amori non ricambiati. Di quell’amare senza essere ricambiate che ti svuota e ti strappa qualcosa da dentro. Perché esiste un nome ben preciso per questa condizione emotiva che rasenta la dipendenza e ha tutto il sapore amaro degli amori unilaterali.

E se oggi ne parliamo, è per capire che non siamo sbagliate. Ma che c’è qualcosa da nominare, comprendere, e forse un giorno, lasciar andare.

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Che cos’è la Limerenza? Scommetto che l’hai vissuta anche tu…

Limerenza è una parola strana, che suona quasi poetica. In realtà è un termine coniato dalla psicologa Dorothy Tennov per descrivere uno stato psicologico fatto di infatuazione ossessiva, spesso non corrisposta. Non è una semplice cotta, né un amore autentico: è una sorta di loop mentale, dove la persona amata diventa un pensiero fisso, un’idealizzazione che consuma.

“In amor vince chi fugge”, dicevano le nonne. Peccato che nessuno ci abbia avvisate che, per chi resta a inseguire, spesso è una sconfitta annunciata. La limerenza funziona un po’ così: più l’altro si allontana, più noi ci sentiamo catturate in una rete di pensieri e aspettative. Per farla breve, chi fugge si fa la sua vita… e chi resta si fa i film mentali in 4K, con colonna sonora drammatica inclusa.

Secondo alcuni studi, il 60% delle persone ha sperimentato almeno una volta nella vita un caso di limerenza. E quando succede, può interferire con il lavoro, la vita sociale e la salute mentale. In pratica, ci svuota.

Sintomi ed effetti emotivi della Limerenza

Se ti riconosci in frasi tipo:

  • “Penso sempre a lui, anche se non dovrei”;
  • “Ogni suo messaggio diventa ossigeno”;
  • “Quando non risponde, sto male”.

… allora forse ci sei dentro fino al collo.

La limerenza è fatta di pensieri intrusivi, sbalzi emotivi, idealizzazione estrema e un bisogno compulsivo di segnali di reciprocità. Bastano piccoli gesti, anche ambigui, per riaccendere la speranza. E questo meccanismo diventa il carburante di un amore unidirezionale, in cui l’altro spesso non sa nemmeno di essere al centro del tuo mondo.

Elementi chiave che alimentano la limerenza:

  • L’incertezza (“forse ricambia, forse no”);
  • La speranza (“magari cambierà idea”);
  • L’immaginazione (“se solo mi vedesse davvero”).

Limerenza vs. amore, ossessione o cotta

Limerenza vs. amore, ossessione o cotta
Foto di Ron Lach – Pexels

È importante fare una distinzione.

Una cotta è passeggera, leggera, non ti stravolge. Un amore sano è fatto di reciprocità, rispetto, presenza. Una ossessione può essere patologica, ma è spesso autocentrata. LEGGI ANCHE – La tua è una relazione tossica? Ecco le 7 fasi tipiche per capirlo

La limerenza, invece, è un’illusione alimentata da una forte carica emotiva e dopaminica. Non ami la persona reale, ma l’idea che ti sei fatta di lei. E in questo, la sofferenza è garantita, perché si tratta di amare senza essere corrisposti. E ogni giorno diventa un pendolo emotivo tra l’estasi e la frustrazione.

Perché ci caschiamo tutte? Il background emotivo della limerenza

Non è debolezza, né ingenuità. Molte volte, la limerenza attecchisce su terreni molto fertili: bassa autostima, fame di affetto, esperienze passate non elaborate, attaccamento ansioso. Se hai sempre sentito di dover “guadagnare” l’amore, è facile che un amore rifiutato diventi una sfida da vincere, invece che un limite da accettare.

Siamo una generazione di donne che vogliono tutto sotto controllo, eppure ci perdiamo in relazioni senza rete. Perché ci aggrappiamo all’unico che non ci vede? Forse perché pensiamo che, se riusciremo a farci amare da lui, allora valiamo davvero. Ma non funziona così.

E allora, come si sopravvive agli amori non ricambiati?

E allora, come si sopravvive agli amori non ricambiati?
Foto di cottonbro studio – Pexels

Perdere la testa per amore non è da stupide. Anzi. Ma se ti ritrovi a soffrire per amore non corrisposto ogni giorno, se l’unico pensiero che ti accompagna è “come faccio a dimenticarlo?”, allora forse è il momento di fermarti.

Amare e non essere ricambiati ti svuota. Ma allo stesso tempo ti insegna molto su di te: su cosa cerchi, su cosa tolleri, su quanto ancora ti stai trascurando pur di essere scelta.

Non sei sbagliata. Solo, non sei vista da chi vuoi. E la vista degli altri non è un parametro per definire il tuo valore.

Amori non ricambiati. Ne parliamo come se fosse una vergogna, ma sono universali. E in fondo, non è colpa di nessuno se il cuore sceglie chi non ci può amare.

E allora forse, come diceva George, anche se lo sappiamo che ci farà male, ci mettiamo in gioco lo stesso. Ma a un certo punto, quel gioco ci costa troppo. E tocca scegliere: continuiamo a rincorrere chi non c’è, o impariamo a guardarci con gli occhi che tanto desideriamo?

La verità è che non si tratta solo di dimenticare un amore non corrisposto. Si tratta di ricordare te stessa.

Sì, certe follie le facciamo ugualmente, anche se sappiamo già che ci si rivolteranno contro. Ma forse, oggi, il vero atto di coraggio è farne una nuova: quella di scegliere chi ti sceglie. E soprattutto, scegliere te.

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