Comprare libri: la dolce mania che si chiama Tsundoku
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Comprare libri: la dolce mania che si chiama Tsundoku - 4 min read

Capita solo a me o anche voi avete questa mania irresistibile di comprare libri ogni volta che entrate in una libreria? Entro “solo per dare un’occhiata” e ne esco con una busta piena, come se stessi salvando quei volumi da un destino crudele. La mia libreria di casa cresce a vista d’occhio – e non posso negarvi che mi piace da impazzire – ma c’è un piccolo dettaglio che mi mette in crisi: molti di quei libri restano lì, intonsi, a prendere polvere.

La sindrome di “Tsundoku”: cos’è e qual è il suo significato?
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All’inizio cerco di giustificarmi: “Li leggerò presto”, “È stato un acquisto necessario, aveva la copertina troppo bella”. Poi, però, la realtà è che diventano parte dell’arredamento. Una decorazione bellissima, certo, ma chiusa e silenziosa. E sapete la cosa divertente? Non sono la sola. Esiste persino una parola giapponese che descrive perfettamente questa mania: Tsundoku – già il suono è adorabile – e, ragazze mie, non potevo non condividerlo con voi.

La sindrome di “Tsundoku”: cos’è e qual è il suo significato?

In Giappone, dove ogni sfumatura della vita trova spesso una definizione elegante, esiste questa parola che fa sentire noi book-addicted un po’ meno sole: Tsundoku. Si riferisce all’abitudine di acquistare libri – spesso in quantità eccessiva – senza leggerli subito, lasciandoli accumulare in casa. Ma non è solo una semplice “mania d’acquisto”: è quasi un rituale, un modo di coltivare la propria passione per i libri anche quando non si ha il tempo di leggerli.

Il termine è formato da due parti: “tsunde”, che significa “impilare”, e “oku”, “lasciare per un po’”. In pratica descrive quell’atto di comprare, accatastare e rimandare la lettura. Una vera arte giapponese che trasforma il “difetto” di comprare più libri di quanti se ne possano leggere in un gesto culturalmente accettato.

Quando e dove nasce l’arte di accumulare libri?

Un piccolo consiglio per vivere il Tsundoku con leggerezza
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Il concetto di Tsundoku risale al Giappone del XIX secolo, in pieno periodo Meiji, quando la stampa e la diffusione dei libri iniziarono a crescere. Le persone, entusiaste della possibilità di avere più testi a disposizione, svilupparono questa abitudine di acquisto compulsivo. Non si trattava solo di amare leggere, ma anche di collezionare, di possedere le parole prima ancora di immergersi in esse.

Oggi il termine è tornato di moda grazie ai social e alla fascinazione occidentale per le parole giapponesi intraducibili. Fa sorridere pensare che un concetto nato nell’Ottocento parli così bene delle nostre librerie moderne, strabordanti di volumi non letti ma scelti con cura.

Perché siamo vittime di questa mania?

Che si chiami Tsundoku o “shopping letterario”, la verità è che comprare libri scatena una serie di piccole gratificazioni immediate. Ogni acquisto libri è una promessa: la possibilità di nuove storie, di nuovi mondi che ci aspettano. Spesso ci piace più l’idea di leggere quel libro che il tempo reale da dedicargli. È un po’ come collezionare opportunità, tenere aperte strade da percorrere quando saremo pronte.

C’è anche un aspetto estetico: una libreria piena è rassicurante, parla di noi, racconta i nostri interessi e i nostri sogni. Anche se non leggiamo ogni singolo volume, ogni copertina scelta dice qualcosa del nostro modo di amare leggere. Non è semplice consumismo: è identità, desiderio di crescere, di avere sempre qualcosa di nuovo da scoprire.

Un piccolo consiglio per vivere il Tsundoku con leggerezza

Quando e dove nasce l’arte di accumulare libri?
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Se ti ritrovi circondata da pile di libri ancora chiusi, niente sensi di colpa. Il Tsundoku non è un peccato, ma un invito a coltivare il piacere della scoperta senza pressioni. Puoi creare una “lista del cuore” con i titoli che desideri leggere davvero, oppure trasformare il momento dell’acquisto in un rituale consapevole: meno quantità, più qualità. Oppure, semplicemente, accettare che la tua libreria sia una sorta di giardino segreto in continua espansione.

Alla fine, che male c’è se la tua libreria cresce più velocemente della tua capacità di leggere? Il Tsundoku ci ricorda che il rapporto con i libri non è solo utilitaristico: non compriamo un romanzo solo per consumarlo, ma anche per il piacere di possederlo, sfiorarlo, sapere che è lì ad aspettarci.

Quindi, care booklover, la prossima volta che vi ritroverete a comprare libri senza pensarci due volte, ricordatevi che state semplicemente praticando una raffinata arte giapponese. E forse, in un mondo che corre troppo, il solo atto di scegliere un libro e portarlo a casa è già un modo meraviglioso per amare leggere.

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