Maltrattamenti animali: perché accade ancora nel 2025?
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Maltrattamenti animali: perché accade ancora nel 2025? - 3 min read

Che nel 2025 si debba ancora parlare di maltrattamenti animali fa davvero male al cuore. Lo abbiamo detto più volte su Fashionthype: la bellezza e la moda devono essere anche etiche. Ma non possiamo limitarci solo alla cosmesi. Quello che succede ogni giorno negli allevamenti intensivi è qualcosa che non possiamo più ignorare.

E la domanda sorge spontanea: com’è possibile che, con una legge sulla tutela degli animali come la 189 del 2004, certi orrori siano ancora così diffusi? La risposta sta in una giungla di interessi economici, scappatoie legali e un Codice Penale che, purtroppo, fa acqua da tutte le parti.

Dalla mutilazione alla sofferenza: la realtà degli allevamenti intensivi

Il sistema dell’allevamento intensivo in Italia e nel mondo è responsabile della morte di circa 70 miliardi di animali ogni anno. Un numero agghiacciante, che nemmeno include i pesci. Il problema non sono solo i numeri, ma soprattutto i maltrattamenti animali sistematici e legalizzati che avvengono quotidianamente.

Ecco alcuni tra i più comuni e cruenti:

❌ Taglio della coda e debeccaggio

Negli allevamenti di suini e pollame, è ancora pratica diffusa il taglio della coda e il debeccaggio (con lame arroventate o laser), senza anestesia. Queste azioni provocano dolore acuto, ma vengono giustificate come “necessarie” per evitare comportamenti aggressivi, causati dallo stress dell’allevamento.

❌ Castrazione senza anestesia

Nei maialini maschi, la castrazione avviene entro il settimo giorno di vita, senza anestesia, semplicemente perché così consente la normativa. L’operazione viene eseguita con un coltello da semplici operai, senza alcun controllo veterinario.

❌ Alimentazione forzata

La produzione del foie gras prevede alimentazione forzata più volte al giorno con un tubo metallico. L’obiettivo? Far crescere in modo innaturale il fegato delle oche e anatre. Una pratica che causa sofferenze estreme e lesioni permanenti.

❌ Decornazione

Negli allevamenti intensivi di bovini, la decornazione viene eseguita con ferri arroventati, per evitare che gli animali si feriscano a vicenda. Anche questa, ovviamente, senza anestesia.

❌ Triturazione dei pulcini maschi

Forse il più raccapricciante tra tutti i metodi. I pulcini maschi, considerati inutili dall’industria, vengono spesso triturati vivi poche ore dopo la nascita. Sì, è legale. E accade più spesso di quanto immaginiamo.

Ma la legge 189 del 2004 non tutela gli animali?

Sì, ma solo in teoria. La legge 189 del 2004 introduce reati come il maltrattamento animali, ma nei fatti lascia troppe scappatoie. L’art. 544 del Codice Penale punisce chi procura “sofferenze o sevizie agli animali per crudeltà o senza necessità”, ma la parola chiave è proprio “necessità”. Tutto ciò che viene fatto per motivi produttivi o “tecnici” rientra in un’area grigia che rende la denuncia maltrattamento animali praticamente inefficace.

Anche la segnalazione maltrattamento animali da parte dei cittadini spesso non ha seguito, perché manca personale formato, mezzi e volontà politica. Le associazioni protezione animali fanno il possibile, ma non possono sostituirsi allo Stato.

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Inoltre, la legge non prevede pene davvero deterrenti: il più delle volte si tratta di multe, raramente di condanne. Nient’altro che il penoso esempio di un messaggio pericoloso tra le righe: fare del male agli animali, se conviene economicamente, non viene davvero punito.

E adesso? Davvero possiamo continuare a ignorare tutto questo?

Non serve essere vegani per indignarsi. Serve solo consapevolezza. Perché non possiamo più nasconderci dietro l’ignoranza. Tutto quello che accade negli allevamenti intensivi in Italia è documentato, sotto gli occhi di tutti. E ora che lo sappiamo, possiamo davvero continuare a vivere come se nulla fosse?

Ogni volta che compriamo carne, uova o latte, stiamo finanziando queste pratiche. Ogni volta che scegliamo un prodotto, è come se votassimo: per un mondo più etico o per uno che accetta la crudeltà come parte del processo.

L’autocritica necessaria: basta scuse, il cambiamento è nostro

Siamo oneste: quante volte ci siamo dette “Tanto io da sola non cambio niente”? Quante volte abbiamo normalizzato questi orrori solo perché fanno parte della catena di produzione?

È ora di dire basta. Non possiamo cambiare tutto, è vero. Ma possiamo cambiare noi stesse. Possiamo fare scelte più etiche, informate, rispettose. Possiamo sostenere chi denuncia, chi salva, chi informa. Possiamo denunciare maltrattamenti animali, supportare le associazioni protezione animali, e pretendere una riforma della legge.

E soprattutto, possiamo guardare in faccia la realtà e scegliere da che parte stare. Perché il cambiamento non parte da chi ha il potere, ma da chi ha il coraggio.

Non è più tempo di voltarsi dall’altra parte. È tempo di agire. Ora 🐣.

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